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L’ebraico Biblico: Sfide e Riflessioni

L’ambito dell’ebraico biblico si presenta come un intricato labirinto di linguaggio e significato, un territorio fertile di riflessioni e interrogativi che affascina e sfida gli studiosi da secoli.

La disciplina della traduzione richiede una rigorosa attenzione alla precisione, evitando per quanto possibile qualsiasi tipo di interpretazione della parola e tentando di limitarsi a evidenziare solo il significato etimologico letterale di ogni parte della parola.

Uno dei punti di maggiore interesse riguarda il momento critico della ricostruzione dell’ebraico, avvenuta nella seconda parte del primo millennio dopo Cristo con l’ebraico masoretico. Tale periodo segna un bivio cruciale nella trasmissione del testo sacro, poiché ciò che abbiamo ereditato non è solamente il linguaggio degli autori biblici, ma una reinterpretazione linguistica e culturale delle loro parole.

Le sfide linguistiche e interpretative si manifestano anche nelle traduzioni moderne della Bibbia, che spesso differiscono nel modo in cui rendono certi passaggi chiave. Questo mette in evidenza la complessità intrinseca della traduzione e l’importanza di considerare il contesto storico, linguistico, culturale e teologico in cui è stato concepito il testo biblico.

Insieme a Paul Wallis, ricercatore, teologo e studioso di mitologie antiche, abbiamo mostrato che i significati alla radice di una serie di parole chiave nella Bibbia rivelano uno strato precedente di informazioni molto diverso dalla storia di Dio comunemente associata alla Bibbia.

La parola “Elohim”- אלהים

La parola più antica nella Bibbia, nella maggior parte delle traduzioni resa come “Dio”, è la parola ebraica “Elohim“, ma è ciò che questa parola significa e quali sono le implicazioni delle scelte di traduzione che circondano questa parola misteriosa che abbiamo esaminato.

Lavorare sui testi antichi mi ha portato a comprendere, sulla scorta delle conclusioni cui è pervenuto il Prof. Garbini dell’Università La Sapienza di Roma, che l’ebraico antico è stato un dialetto cananeo fenicio meridionale e che l’ebraico è uno dei molti dialetti all’interno delle lingue cananee. La lingua ebraica all’inizio era espressa attraverso le consonanti e senza vocali, il che significa che non sapremo mai come fu letta originariamente la Bibbia.

Le regole linguistiche e grammaticali che associamo alla lingua ebraica sono state elaborate successivamente, dopo che è stata prodotta una delle interpretazioni del testo biblico, quella della scuola di Tiberiade che ha prodotto l’ebraico masoretico. Questo è importante da considerare quando si legge la Bibbia, poiché non stiamo leggendo un testo che seguiva regole grammaticali, ma un testo che seguiva un percorso ideologico.

La parola “Elohim”, che tradizionalmente è stata tradotta come “Dio”, ha molteplici significati e viene tradotta anche come “potenti”, “giudici”, “legislatori”, “governatori” o “luminosi dall’alto”. Questi termini indicano le funzioni che gli Elohim svolgevano, ma non ci dicono chi essi fossero realmente.

Quindi, quando leggiamo la Bibbia mantenendo i termini originali come “Elohim”, “El” o “Eloah”, anziché tradurli come “Dio”, ci rendiamo conto che stiamo affrontando una Bibbia diversa da quella che ci viene raccontata. È una Bibbia più affascinante, concreta e logica di quanto ci sia stata presentata finora.

Le nostre ricerche hanno portato a un profondo riesame delle storie di Elohim presenti nella Bibbia. Quando leggiamo queste storie con la parola “Elohim” ancora al suo posto o usando una radice che significa “i Potenti”, esse acquisiscono un nuovo significato che si allinea con le loro fonti antiche.

L’elasticità della parola “Elohim” suggerisce che rappresenti una pluralità di entità potenti, piuttosto che una sola entità trascendente. Questa pluralità si riflette nelle storie bibliche, in cui gli Elohim sono in competizione tra loro e presiedono diverse colonie umane.

Tradurre erroneamente le storie di Elohim come storie di un unico Dio ha avuto conseguenze di vasta portata, giustificando guerre, violenze e abusi attraverso i secoli. Tuttavia, oggi abbiamo l’opportunità di tornare ai testi antichi e chiederci come potrebbero essere tradotti in modo diverso.

Un Nuovo Percorso di Ricerca

In conclusione, l’esplorazione dell’ebraico biblico ci invita a un approccio umile e rispettoso, con la consapevolezza della profondità e della complessità del testo sacro.
Il mio lavoro, insieme a quello di Paul Wallis e altri studiosi, continua a rivelare nuove prospettive sulla Bibbia e sulle sue origini. Attraverso una ricerca diligente e una mente aperta, possiamo arricchire la nostra comprensione della Bibbia ebraica e coglierne appieno il significato e la rilevanza per la tradizione religiosa e culturale che rappresenta.

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