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Gaza e l’Antico Testamento: una prospettiva alternativa.

Buongiorno amici, oggi desidero affrontare il complesso scenario di Gaza da un’angolazione insolita, focalizzandomi sul rapporto con l’Antico Testamento. È un argomento che spesso viene trascurato nei media occidentali, ma come vedremo, il legame tra Gaza e la Bibbia è molto stretto, addirittura può assumere una dimensione quasi futuristica. Questo sottolinea l’importanza di comprendere veramente cosa afferma la Bibbia e a quale individuo si riferisca.

Per esplorare questo approccio, userò le riflessioni del pensatore francese Laurent Guyenot, autore di opere su antropologia, storia, politica e sociologia. Il suo punto di vista è alternativo rispetto a quanto comunemente ascoltiamo, ma la mia intenzione qui è esaminare il metodo piuttosto che esprimere giudizi personali sui contenuti.

Guyenot inizia analizzando gli Accordi di Abramo del 2020, sottolineando che la Palestina, in particolare Gaza, è stata esclusa dal tavolo delle trattative. Questa esclusione strategica, afferma l’autore, è stata orchestrata da Netanyahu per favorire la colonizzazione israeliana della Cisgiordania, prendendo di mira il presidente dell’OLP, Abu Mazen. Questo ha permesso a Hamas di ottenere finanziamenti dal Qatar e dall’Algeria, alimentando tensioni nella regione.
Nella dichiarazione di Netanyahu del 25 ottobre (2023), l’autore evidenzia il confronto tra Hamas e ISIS, affermando che “tutti i militanti di Hamas devono morire sopra la terra, sotto la terra, dentro e fuori Gaza”. Il primo ministro israeliano presenta la guerra contro Hamas come una lotta tra “l’asse del male” e “l’asse della libertà e del progresso”, con Israele e i suoi alleati designati come “il popolo della luce”.

Un momento chiave, sottolinea Gueynot, è quando Netanyahu, richiamando l’unità nazionale, afferma che la guerra contro Hamas realizzerà la profezia di Isaia. Leggiamo direttamente dal capitolo 60 di Isaia, dove si dice: “Succhierai il latte delle nazioni, succhierai al petto dei re, saprai che io Yahweh sono il tuo salvatore, il tuo redentore, io, il forte di Giacobbe.” Questo passo biblico, secondo Netanyahu, è la profezia che si sta avverando.

Guyenot non vuole etichettare Netanyahu come uno psicopatico, ma sottolinea che c’è una psicopatia collettiva in Israele, un concetto che ritiene cruciale per comprendere il comportamento del paese. Fa riferimento alle parole di Freud sulla religione come “nevrosi collettiva”, evidenziando come la psicopatia collettiva in Israele si manifesti nella mancanza di empatia e nell’assenza di inibizioni morali quando si tratta di perseguire il potere.
Il pensatore francese sostiene che la psicopatia collettiva in Israele è culturale e radicata nella Bibbia ebraica. Yahweh, il Dio di Israele, viene descritto come un dio geloso, arrabbiato e solitario, che mostra un odio implacabile verso gli altri dèi, considerandoli non dèi veri. La Bibbia è vista come il mandato fondamentale del sionismo, come dimostrato dalle affermazioni di leader come Chaim Weizmann.

Guyenot conclude sottolineando che il movimento sionista è intrinsecamente legato alla Bibbia. Theodor Herzl, sebbene non si ispirasse direttamente alla Bibbia, chiamò comunque la sua ideologia “sionismo”, utilizzando il nome biblico di Gerusalemme. Leader successivi, come Ben-Gurion, mantenevano una mentalità biblica, collegando la rinascita di Israele alle storie bibliche di esodo, conquista e rivolte.
Infine, l’autore invita a una comprensione approfondita della Bibbia per cogliere appieno gli eventi attuali. La legge del 2018 che dichiara Israele come la casa nazionale del popolo ebraico è vista come una realizzazione della visione biblica di un Israele giudaico.

Questo riassunto delle riflessioni di Laurent Guyenot offre una prospettiva alternativa che può stimolare il pensiero critico e il dibattito. Come con qualsiasi analisi, è importante esaminare diverse fonti e prospettive per ottenere una visione più completa dei complessi eventi che coinvolgono Gaza e la regione circostante.

Prospettiva Storica e Teologica

Per comprendere appieno il contesto della prospettiva alternativa di Laurent Guyenot, è utile esaminare il legame storico e teologico tra il popolo ebraico, la Terra di Israele e la Bibbia.
Il concetto di una terra promessa a Israele è profondamente radicato nell’Antico Testamento, in particolare nei libri di Genesi e di Esodo. Secondo la narrazione biblica, Dio promise a Abramo e alla sua discendenza una terra che scorreva “dal fiume d’Egitto al grande fiume, il fiume Eufrate” (Genesi 15:18). Questa promessa fu successivamente riaffermata a Isacco e a Giacobbe.

La conquista della Terra di Canaan da parte degli Israeliti sotto la guida di Giosuè è un altro elemento chiave della storia biblica. La visione di una terra data da Dio al suo popolo eletto ha contribuito a formare l’identità nazionale ebraica attraverso i secoli.

L’aspetto teologico della relazione tra Israele e la Terra Promessa è fondamentale per comprendere il sionismo. L’idea che la rinascita di Israele fosse una manifestazione della volontà divina, legata alle promesse fatte nel Tanakh (Antico Testamento), ha svolto un ruolo significativo nell’ideologia sionista.
Tuttavia, è importante notare che ci sono interpretazioni divergenti all’interno del mondo ebraico riguardo a come comprendere queste promesse bibliche. Mentre alcuni vedono una connessione diretta tra gli eventi attuali e le profezie bibliche, altri considerano queste narrazioni come simboliche o allegoriche, sottolineando il bisogno di un’interpretazione più flessibile.

Il Sionismo e la Moderna Politica Israeliana

Il termine “sionismo” deriva da “Sion“, un altro nome per Gerusalemme, e il movimento sionista del XIX secolo aveva l’obiettivo di stabilire uno stato ebraico nella Terra di Israele. Theodor Herzl, spesso considerato il padre del sionismo moderno, cercò di realizzare questo scopo, indipendentemente dalle interpretazioni teologiche.
Il sionismo ha guadagnato slancio nel corso del XX secolo, culminando con la dichiarazione di indipendenza dello Stato di Israele nel 1948. Tuttavia, la sua attuazione ha portato a conflitti con la popolazione palestinese che già risiedeva in quella regione.

Conclusioni e Prospettive Future

La prospettiva alternativa di Guyenot solleva importanti questioni riguardo al legame tra teologia, storia e politica in Medio Oriente. L’analisi della Bibbia come fonte di ispirazione per l’ideologia sionista fornisce una lente attraverso cui esaminare la complessità della situazione.
È cruciale riconoscere la diversità di opinioni e interpretazioni all’interno della comunità ebraica, poiché esistono molte voci che offrono prospettive variegate sulla storia e sulla politica di Israele. Il dibattito aperto e il dialogo costruttivo possono contribuire a un maggiore intendimento delle radici storiche e teologiche dei conflitti nella regione e fornire basi per la coesistenza pacifica e la giustizia.

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