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I Protocolli dei Savi Anziani di Sion: oltre il vero e falso

Oggi vi voglio parlare di un argomento che è molto delicato, però ne voglio parlare a modo mio. Quando si affrontano i cosiddetti Protocolli dei Savi Anziani di Sion, la domanda che viene fatta è sempre la stessa: sono veri o sono falsi? Ma prima ancora di rispondere, bisogna chiedersi che cosa significhi davvero questa domanda, perché “veri o falsi” può voler dire molte cose diverse.

Se parliamo, per esempio, del Libro delle guerre di Yahweh, citato nella Bibbia, possiamo chiederci se sia un libro vero o falso perché non lo possediamo, quindi non sappiamo se esiste oppure no. Nel caso dei Protocolli, invece, il testo esiste. Ci sono edizioni, come quella che leggo personalmente, del 1937, che a sua volta è la riedizione di una pubblicazione precedente. Diciamo che i Protocolli sono usciti ufficialmente all’inizio del Novecento, pubblicati dal professor Sergej Nilus, e hanno una storia molto complessa.

La questione dell’autore non è il punto

Ci sono paesi, ad esempio quelli arabi, che sostengono che siano assolutamente veri, intendendo con questo che sarebbero stati scritti dagli ebrei. Ci sono gruppi anche in Occidente che sostengono la stessa cosa. Altri invece affermano che siano falsi, cioè costruiti da ambienti antisemiti per screditare gli ebrei, e che sarebbero in parte un plagio di opere precedenti, come i Dialoghi all’inferno tra Machiavelli e Montesquieu di Maurice Joly.

Questa è la discussione che si fa sempre. L’hanno scritto gli ebrei o non l’hanno scritto gli ebrei? Vi dico subito che questo non è il tema che mi interessa. Non è questo il punto. Il punto è un altro.

A me interessa vedere i contenuti. Mi interessa capire se ciò che viene descritto in questo testo si è realizzato nel tempo, se si sta realizzando e se quindi è possibile ipotizzare l’esistenza di una casta, di un gruppo che opera con un fine preciso.

Una casta che domina il genere umano?

I Protocolli descrivono una cospirazione portata avanti da una casta che si considera superiore al genere umano e ritiene di avere il diritto di governarlo. Questo tema si collega a quello di cui abbiamo parlato anche con David Icke, cioè l’idea che l’umanità sia governata da una casta superiore che opera dietro le quinte, determinando un fine che è quello di dominarla.

Secondo questa visione, questa casta sarebbe talmente sicura del proprio potere da dichiarare apertamente i propri obiettivi. E qui entra un elemento importante: la data. La stesura definitiva dei Protocolli è del 1905. Da quel momento in avanti, per chiunque li abbia scritti, comincia il futuro. Ma per noi, gran parte di quel futuro è già passato.

E allora la domanda diventa: ciò che è stato scritto si è già in parte realizzato?

Il metodo: leggere i contenuti

Per questo ho fatto una scelta precisa. Ho deciso di leggere brani che non fanno alcun riferimento al popolo ebraico, ma che parlano dei contenuti, dei fini e delle tattiche. Perché ciò che conta è verificare se esiste davvero una struttura di questo tipo, qualunque essa sia.

Si parla di una organizzazione internazionale occulta, presieduta da capi consapevoli dei propri fini, che sviluppa un’azione invisibile. Un’azione che avrebbe prodotto il pervertimento della civiltà e della società. Distrutti i valori spirituali, i popoli vengono spinti verso una lotta universale, credendo di perseguire i propri interessi senza accorgersi del nemico comune.

Si parla anche della capacità di utilizzare le idee altrui, di difendere vedute diverse, dall’aristocratica alla socialista, purché tutte convergano nello stesso fine. E ancora, della necessità di abbruttire le masse con distrazioni, di fomentarne il lato irrazionale, togliendo loro la capacità di discriminazione.

La strategia del controllo

Questa sarebbe la prima fase: la creazione di un enorme proletariato, la riduzione dei popoli a una massa senza tradizione e senza forza interiore. Poi interviene la potenza dell’oro. Il controllo dell’economia diventa lo strumento principale.

Si afferma che la forza del capitale supera quella dei governanti e che il capitale deve ottenere il monopolio dell’industria e del commercio. Questo scopo verrebbe raggiunto da una mano invisibile operante in tutte le parti del mondo.

E si insiste su un punto: è più utile servirsi delle passioni che spegnerle. È più utile incoraggiare le idee altrui e usarle per i propri scopi piuttosto che contrastarle direttamente.

Il controllo della mente pubblica

Uno dei problemi principali indicati è come indebolire il cervello pubblico, come fargli perdere la capacità di ragionare, come distrarlo con frasi insensate. Si dice che le nazioni, come gli individui, prendono le parole per fatti e raramente verificano.

Per questo si parla di creare istituzioni che, con discorsi eloquenti, esaltino il progresso, mentre in realtà contribuiscono al piano generale. E si parla della necessità di moltiplicare errori, vizi e leggi fino a creare un caos tale da impedire agli uomini di comprendersi.

Questo caos servirebbe a seminare divisione, a dissolvere le forze collettive e a scoraggiare ogni iniziativa individuale. Fino a portare i popoli a chiedere di essere governati.

Il supergoverno

Quando questa condizione sarà raggiunta, si parla della possibilità di assorbire tutti i poteri e formare un supergoverno universale. Un’amministrazione globale capace di ottenere la completa sottomissione dei paesi.

Nel frattempo, si agisce sui sistemi politici. Si afferma che le forme costituzionali producono dissenso e indeboliscono il governo. Si parla della creazione di presidenti che siano, di fatto, strumenti controllabili, individui ricattabili, condizionati da scandali o segreti.

Questi leader apparenti diventerebbero i responsabili visibili, mentre il potere reale resterebbe nascosto.

La creazione del consenso

Si descrive anche un meccanismo preciso: creare una situazione che generi una reazione, una reazione che chieda una soluzione, e offrire una soluzione già prevista. In questo modo, ciò che viene imposto dall’alto appare come richiesto dal basso.

Si definisce la libertà come il diritto di fare ciò che la legge permette, lasciando a chi detiene il potere la possibilità di stabilire cosa sia permesso.

Il ruolo della stampa

Grande importanza viene attribuita alla stampa, definita come uno strumento per suscitare passioni e divisioni. Si parla della necessità di controllarla, di creare più livelli di informazione, inclusa una falsa opposizione.

I giornali dovrebbero sostenere posizioni diverse, ma tutte funzionali allo stesso scopo. In questo modo, chi crede di seguire una certa opinione, anche formalmente contraria al potere, in realtà segue quella che gli viene suggerita dal potere stesso.

Si afferma che nessuna informazione dovrebbe giungere al pubblico senza essere controllata e che la letteratura e il giornalismo sono le principali forze educative.

Distrazione e controllo sociale

Per distogliere la popolazione dalle questioni politiche, si parla della necessità di offrire distrazioni: sport, spettacoli, competizioni… Tutto ciò che può occupare l’attenzione e impedire la riflessione.

Si parla anche della gestione delle istituzioni e dell’educazione, riservando i ruoli chiave a persone formate secondo determinati obiettivi.

Il potere del denaro

Un altro elemento centrale è il controllo finanziario. Si distingue tra prestiti interni ed esterni e si afferma che, attraverso i prestiti internazionali, le ricchezze degli stati confluiscono nelle mani di chi controlla il sistema.

Si dice che i governi, per ignoranza o corruzione, hanno reso i loro paesi debitori in modo irreversibile.

E si afferma che nelle mani di questa struttura è concentrata la più grande potenza: l’oro.

Una ipotesi di lavoro

Tutto questo viene presentato come un quadro degli avvenimenti passati, presenti e futuri. Un programma che si sviluppa nel tempo, attraverso figure che fungono da esecutori, da frontman.

Il punto, quindi, non è stabilire chi abbia scritto questo testo. Il punto è un altro: è possibile che esista una casta che opera dietro le quinte, che condiziona lo sviluppo del genere umano?

È questa la domanda.

Non si tratta di fornire una risposta definitiva, ma di proporre una ipotesi di lavoro. Una possibilità su cui riflettere.

Dopodiché, ognuno farà le sue considerazioni.

 

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