“The Roadmap: Escaping the Maze of Madness”, l’ultimo libro di David Icke è il punto di partenza di una riflessione che non riguarda soltanto l’attualità, ma il modo stesso in cui leggiamo il potere, ieri come oggi. Il titolo – “Mappa di fuga dal labirinto della follia” – suggerisce un’immagine a mio giudizio efficace per avvicinarsi a comprendere da chi siamo realmente governati: un sistema complesso, opaco, stratificato, nel quale orientarsi richiede metodo, non certo emozione.
Nel dialogo che ho avuto recentemente con Elisabetta abbiamo scelto di affrontare con cautela uno dei temi che più frequentemente ci viene richiesto da voi lettori: la vicenda Epstein-Maxwell. Non per indulgere nel sensazionalismo, ma per verificare se e in che misura ciò che emerge oggi nella cronaca trovi analogie strutturali nei testi antichi che studio da anni e ai quali gli stessi attori e le élites della principale nazione di riferimento si rifanno costantemente al cosiddetto “Dio” biblico.
Perché leggiamo anche chi è controverso
David Icke è un autore discusso. Ex calciatore professionista, giornalista sportivo della BBC, già portavoce del Partito Verde nel Regno Unito, dal 1991 conduce una ricerca indipendente sulle dinamiche del potere globale. Le sue tesi – dalla realtà olografica all’ipotesi di una gerarchia interdimensionale – alle quali si può aderire o meno, sono note e spesso oggetto di derisione.
Non è necessario condividerle per riconoscere un dato: da decenni insiste sull’esistenza di élite strutturate, reti di protezione, meccanismi di controllo. Oggi, di fronte a casi giudiziari documentati, alcune categorie che un tempo venivano liquidate come fantasie richiedono quantomeno un’analisi più prudente.
Distinguere è fondamentale: fatti accertati, deduzioni, ipotesi. Il metodo resta lo stesso che applico ai testi biblici: leggere, verificare, non correggere il testo per adattarlo a ciò che vorremmo dicesse.
Ci troviamo comunque innegabilmente di fronte ad un testo chiamato in causa da presidenti in USA e in Israele, regnanti della Gran Bretagna…

Il capitolo 19: “Chi o che cosa è il Dio biblico?”
Nel capitolo 19 del suo libro, Icke dedica un’analisi estesa al mio lavoro, in particolare a Gods of the Bible / Gli dèi della Bibbia. La domanda che pone è radicale: chi – o che cosa – è il Dio biblico?
Il primo passaggio è la rimozione della patina teologica. Se si legge il testo ebraico senza sovrastrutture, emerge un soggetto che ordina, combatte, punisce, stabilisce alleanze, entra in conflitto. Un personaggio d’azione, non un’astrazione metafisica.
Qui il nodo è linguistico.
Elohim: il plurale rimosso
Termini come Elohim vengono sistematicamente tradotti al singolare. Eppure il testo contiene forme esplicite.
Tra le tante citate nel mio libro e riprese da Icke citiamo
- “Facciamo l’uomo a nostra immagine” (Genesi 1:26)
- “L’uomo è diventato come uno di noi” (Genesi 3:22)
- “Scendiamo e confondiamo la loro lingua” (Genesi 11:7)
Il plurale è grammaticale prima che teologico. Se si mantiene il plurale, molte presunte “incoerenze” scompaiono. Se lo si riduce a un singolare, l’intera prospettiva viene alterata.
Non si tratta di interpretazione, ma di struttura sintattica. Il problema nasce quando la traduzione diventa uno strumento per affermare un dogma elaborato successivamente.

Gerarchia e potere
Espressioni come “Chi è come te tra gli Elohim?” o “Yahweh è il più grande degli Elohim” delineano una gerarchia. Dire “il più grande” presuppone una pluralità. L’immagine è quella di un sistema strutturato, non di un monologo assoluto.
La Bibbia fotografa un contesto in cui religione e potere politico coincidono. Le leggi civili sono leggi sacre; il sovrano è rappresentante – o emanazione – della divinità. In questo quadro, la religione funziona come strumento di giustificazione e amministrazione del potere.
Il principio romano del divide et impera non è un’invenzione moderna. La separazione dei gruppi, la costruzione di identità contrapposte, l’idea di appartenenza esclusiva sono elementi strutturali di ogni sistema di dominio.
Ruach e Kavod: dalla mistica alla concretezza
Icke riprende anche due termini centrali nel mio lavoro:
- Ruach: vento, aria in movimento.
- Kavod: peso, concretezza, presenza massiva.
Quando vengono resi come “Spirito” e “Gloria”, il lettore è indirizzato verso una dimensione mistica. Quando si mantengono i significati concreti, il testo descrive fenomeni fisici: rumore, movimento direzionale preciso in uno spazio ben identificato, luce localizzata, interazione con l’ambiente.
Nelle cosiddette “visioni” di Ezechiele, il termine ebraico indica ciò che è stato visto realmente, non un’esperienza onirica. Le descrizioni includono suoni, spostamenti, variazioni di intensità luminosa. Si tratta di narrazioni tecniche rese con il lessico disponibile all’epoca.
È lo stesso approccio che adottò Joseph Blumrich, ingegnere NASA, il quale, ad una prima proposta di lettura in chiave tecnica da parte del caro amico Erich von Däniken, rifiutò inizialmente di considerare tale ipotesi per poi pentirsi successivamente. Infatti, quando analizzò il testo come un progetto descrittivo, vi trovò dettagli tecnici assolutamente precisi – dunque non trascurabili – e pubblicò in seguito The Spaceships of Ezekiel.
Non un atto di fede, ma un esercizio tecnico: verificare se la descrizione regge nella sua successione di dettagli.

Il roveto ardente e il termine “seneh”
Icke riprende anche il celebre episodio di Esodo 3 (chiaramente descritto nel mio libro con i versetti ebraici e la loro traduzione letterale) rilevando che cambia prospettiva se si considera che “seneh” indica non solo un cespuglio, ma anche una cresta rocciosa esplicitamente così nominata in un altro passo biblico come documento nel mio lavoro citato dall’autore.. L’immagine di un Dio che “abita in un cespuglio” (terminologia usata dalla Bibbia secondo le traduzioni tradizionali) appare inaccettabile mentre quella di una presenza su un’altura rocciosa è coerente – secondo logica e normale buon senso – con l’appellativo di “Dio delle montagne” o “El Shaddai”.

Dal testo antico alla cronaca contemporanea
Il nuovo libro di Icke dedica ampio spazio al caso Epstein-Maxwell. Senza entrare in deduzioni arbitrarie, è innegabile che le indagini abbiano evidenziato relazioni trasversali tra figure di alto potere politico, economico e istituzionale. Stanno emergendo dettagli che paiono suggerire un impianto preordinato e ben diffuso con reti di protezione e meccanismi di impunità consolidati.
Purtroppo anche il testo cosiddetto “sacro” (ben presente in quell’ambiente, come già sopra ricordato) sembra anticipare o suggerire dinamiche non lontane dalle attuali
Nel Primo libro di Samuele (8:11-18) si legge che “il re prenderà i vostri figli e le vostre figlie”. Nel libro dei Numeri (31) si parla esplicitamente di “giovani tenute in vita come bottino”.
Il testo biblico descrive in innumerevoli passaggi l’esistenza di una casta separata, con diritti diversi dai pochi concessi alla popolazione e che considera gli altri come una mera proprietà di cui disporre.
Le analogie strutturali riguardano quindi il meccanismo di fondo: una élite che si percepisce come distinta, superiore, legittimata ad agire oltre la morale comune.


