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Una Sardegna inattesa tra Bibbia e Mediterraneo

Gli autori accompagnano il lettore in un percorso tra archeologia, storia delle religioni, linguistica, epigrafia e confronto biblico, ricostruendo una Sardegna nuragica non più marginale, ma pienamente inserita nelle rotte culturali e cultuali che univano Oriente e Occidente.

La tesi è audace: se la ricostruzione proposta regge, Yahweh potrebbe essere stato venerato in Sardegna, secoli prima dell’elezione di Israele come popolo sacerdotale, come dio luminoso e potente, destinatario di invocazioni, fumigazioni e sacrifici. Il dio inatteso raccoglie indizi, confronti e documenti — dalle iscrizioni nuragiche ai templi in antis, dal culto eroico alle analogie levantine — per riaprire un dossier che la storiografia tradizionale non si aspetterebbe di incontrare nell’Isola.

“Se la ricostruzione che abbiamo fin qui argomentato regge, allora si dovrà pensare che già qualche secolo prima dell’elezione di Israele come popolo sacerdotale, e persino prima della stessa etnogenesi di Israele, YHWH fosse venerato in Sardegna come dio luminoso e potente, un dio che rispondeva al popolo che lo invocava, che si attardava nel penetrale dei templi a megaron per respirarvi le fumigazioni a lui gradite e per ricevere in offerta quei sacrifici di tortore che avrebbe in seguito prescritto anche a Israele”.

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